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AMBIENTE - EUROPA/CLIMA - ISPI H24: DAL CEDU SENTENZA STORICA PER I DIRITTI DEI CITTADINI: IL DIRITTO AL CLIMA.

(2024-04-11)

  La sentenza della Corte di Strasburgo riconosce per la prima volta il diritto al clima nel contesto dei diritti umani e segna un precedente importante per la giustizia climatica" A sottolinearlo il daily dell'ISPI che spiega:

"La Svizzera è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu) perché non ha fatto abbastanza per proteggere i suoi cittadini dal cambiamento climatico: quella dei giudici di Strasburgo è una sentenza simbolica, ma costituisce un precedente importante perché potrebbe incoraggiare i cittadini di altri stati a rivolgersi alla Corte per chiedere conto ai governi delle loro politiche sul clima.

Nel pronunciamento sul contenzioso – intentato dall’associazione elvetica ‘Anziane per il clima’, supportata da Greenpeace Svizzera – la Corte ha stabilito che Berna non ha agito in modo abbastanza incisivo contro il riscaldamento climatico e che questo configura una?violazione dei diritti umani dei suoi cittadini. In particolare, la violazione riguarda l’articolo 8?della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul rispetto della vita privata e familiare. A presentare il ricorso erano state?quattro donne dell’Associazione, composta da circa 2300 over 65. La scelta di rappresentare proprio questa fascia di età è supportata da vari studi scientifici sui pericoli che le?ondate di caldo?comportano per la salute delle donne anziane. 
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La Corte si è espressa su tre diversi ricorsi relativi agli interventi degli stati contro il riscaldamento globale, ma quello dell’associazione svizzera è stato l’unico ad essere accolto. I giudici hanno infatti respinto altri due contenziosi simili:

nel primo, la più grande causa intentata contro degli stati per le loro politiche ambientali, sei giovani portoghesi avevano denunciato 32 governi (europei e vicini) per la loro inazione contro il cambiamento climatico e il fatto che questo discrimini i giovani e rappresenti un rischio tangibile per la loro vita e salute.

Nel terzo caso, un europarlamentare francese dei Verdi aveva denunciato il governo di Parigi per non aver fatto abbastanza nel contrastare il cambiamento climatico. Entrambi sono stati considerati inammissibili.

Nel primo caso infatti, il richiedente – ex sindaco di una cittadina francese, non risiedeva più nel paese da anni e dunque i giudici hanno ritenuto irricevibile il suo ricorso contro Parigi, mentre nel caso dei giovani portoghesi la Corte ha evidenziato un errore procedurale: prima di allora, i richiedenti non avevano presentato le loro istanze alla giustizia nazionale e dunque non avevano esaurito tutte le loro possibilità di azione legale in Portogallo, condizione necessaria a per rivolgersi alla Cedu.

La sentenza della Cedu, che riconosce per la prima volta ‘il diritto al clima’ nell’ambito dei diritti umani, arriva all’indomani del mese più caldo della storia. A rilevarlo è stato il servizio Copernicus Climate Change (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea, secondo cui marzo 2024 è stato il più caldo a livello globale di qualsiasi altro mese di marzo precedentemente registrato, con una temperatura media di 0,73°C al di sopra della media del periodo 1991-2020 e al di sopra del precedente record, stabilito nel marzo 2016.

Il peggio è che non si tratta di un’anomalia ma di un trend costante: questo è il decimo mese consecutivo che risulta il più caldo mai registrato per il rispettivo mese dell’anno. Nell’ultimo anno, inoltre, la temperatura media globale ha superato il limite di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali (la media 1850-1900) fissato dall’Accordo di Parigi del 2015 e dalla COP26 di Glasgow del 2021.

“Ciò a cui abbiamo assistito nel 2023, in particolare con il?calore senza precedenti dell’oceano, il?ritiro dei ghiacciai?e la perdita del ghiaccio marino antartico, è motivo di particolare preoccupazione” ha fatto sapere l’Onu.?Il continuo riscaldamento degli oceani, combinato con il rapido scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari, ha portato lo scorso anno il livello del mare al suo punto più alto da quando sono iniziate le registrazioni satellitari nel 1993. Anche qui, non è un’anomalia: negli ultimi dieci anni (2014-2023) l’innalzamento del livello medio globale del mare è stato più del doppio del tasso registrato nel primo decennio di registrazioni satellitari.
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Un precedente importante?
La sentenza non avrà conseguenze pratiche immediate, se non per il fatto che la Corte ha ordinato allo stato svizzero di pagare 80mila euro per coprire le spese legali dell’associazione. I paesi che riconoscono la Corte europea per i diritti dell’uomo, infatti, sono vincolati a dare seguito alle sue decisioni, ma sui modi e le misure per farlo gli stati hanno ampia libertà.?Ciononostante, è stata accolta come una vittoria ‘storica’ dal movimento ambientalista, poiché costituisce un precedente e ci si aspetta che abbia delle ricadute sulle future cause climatiche, in Europa e a livello globale. l verdetto potrebbe infatti influenzare l’esito di altri sei ricorsi di alto profilo pendenti davanti alla Cedu, inclusa una sostenuta da Greenpeace contro la Norvegia, in cui l’organizzazione mette in dubbio che la decisione di concedere nuove licenze per l’esplorazione di giacimenti di petrolio e gas nell’Artico sia conforme agli impegni presi da Oslo per la riduzione delle emissioni di carbonio.

Inoltre, nei prossimi mesi anche altri organismi internazionali dovranno pronunciarsi sulle stesse spinose questioni, il che potrebbe consolidare la tendenza in evoluzione.?La Corte internazionale di giustizia, il Tribunale internazionale per il diritto del mare e la Corte interamericana dei diritti dell’uomo sono stati chiamati a pronunciarsi su casi simili. “Tutti questi processi insieme chiariranno la cornice degli obblighi legali all’interno della quale gli stati sono chiamati a proteggere i diritti dei loro cittadini nel contesto del cambiamento climatico – afferma Joie Chowdhury, avvocato del Centro per il diritto ambientale internazionale – e così facendo porranno le basi per i decenni a venire”. 

Per Agostina Latino, dell'Università di Camerino e della LUISS:

“La sentenza della Corte di Strasburgo crea un precedente importante nel quadro del Consiglio d’Europa, (almeno) sotto un triplice profilo. In primo luogo, perché àncora il diritto al clima ai diritti umani (specificamente, art. 2: diritto alla vita, art. 8: diritto al rispetto della vita privata e familiare), così come aveva peraltro già fatto l’omologa Corte interamericana.

In seconda battuta, e in stretta connessione al punto precedente, sancisce che tale diritto sia efficacemente rivendicabile davanti a istanze giurisdizionali, laddove un Paese sia stato inerte o non abbia fatto abbastanza per contrastare l’emissione di gas climalteranti.

Infine, perché può rappresentare l’abbrivio di un impatto a cascata, quasi un effetto domino, su cause potenziali o addirittura già pendenti (anche nei confronti dell’Italia, quali, per esempio, il caso Uricchio e il caso De Conto), aprendo un nuovo fronte nella soluzione dei contenziosi climatici”. (11/04/2024-ITL/ITNET)

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