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LAVORO -LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI PMI - AVV. BADESSA (SP.PMI E RELA.SINDACALI): SCELTA COMPRENSIBILE NEI PRINCIPI MA DISCUTIBILE MA DISCUTIBILE NEL METODO. RISCHIA DI METTERE IN GINOCCHIO PMI""

(2025-07-21)

  Con la sentenza n. 118/2025, depositata oggi, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 9, comma 1, del D.lgs. 23/2015 (cd. Jobs Act) nella parte in cui prevedeva, per i datori di lavoro con meno di 15 dipendenti, un tetto massimo di sei mensilità per l’indennità dovuta in caso di licenziamento illegittimo.
La decisione, di grande impatto sistemico, interviene su un punto esplicitamente oggetto di un recente tentativo referendario, che non è però giunto al voto per mancato raggiungimento del quorum.

Secondo l’avvocato Francesco Antonio La Badessa, Partner dello Studio Ichino Brugnatelli e Associati, “la Corte finisce con il reintrodurre per via giudiziale un principio che il canale democratico non è riuscito a concretizzare, operando un ribaltamento normativo che, pur formalmente legittimo, suscita interrogativi sul rapporto tra giurisdizione costituzionale e processo legislativo.”

Secondo la Consulta, una tutela economica rigida e predefinita, ancorata solo alla soglia dimensionale del datore di lavoro, è inadeguata a garantire il diritto del lavoratore a un risarcimento congruo, dissuasivo e personalizzabile, come richiesto dalla Costituzione e dalla Carta Sociale Europea. Il numero dei dipendenti non può essere, da solo, misura della forza economica dell’impresa, specie in un contesto produttivo frammentato e digitalizzato.

Tuttavia, afferma l'avvocato - accanto al riconoscimento del diritto leso, emergono anche rischi concreti per l’intero sistema economico-produttivo.
Come evidenzia l’avvocato La Badessa, “tra gli effetti collaterali più critici, si segnala il possibile impatto devastante sulle micro e piccole imprese, che rappresentano la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale italiano. In caso di contenzioso, una PMI potrebbe trovarsi nell’impossibilità di reggere economicamente l’aggravamento delle conseguenze economiche legate a un licenziamento giudicato illegittimo, anche laddove viziato solo da elementi formali o procedurali.”

Ad avviso del legale, “si tratta di uno scenario che potrebbe accelerare il fenomeno della scomparsa delle piccole realtà imprenditoriali, già duramente provate da crisi congiunturali, rigidità normative e difficoltà di accesso al credito.”
Dice ancora l’avvocato La Badessa: “una scelta legittima nei mezzi, ma discutibile nel metodo.”

A suo giudizio, “la Corte ha così esercitato un ruolo che, in una democrazia sana, dovrebbe spettare al Parlamento: quello di modulare le tutele in funzione di equilibri generali, tenendo insieme esigenze di protezione del lavoro e sostenibilità del sistema.”
Secondo La Badessa, “invece, con un intervento di segno sostanzialmente normativo, si affida al giudice il compito di ridisegnare i bilanciamenti economico-sociali, aprendo il campo a ulteriori tensioni tra organi costituzionali.”

Serve una nuova stagione di riforme condivise

In conclusione, l’avvocato La Badessa osserva che “la sentenza impone una riflessione urgente e non più rinviabile. L’Italia ha bisogno di un diritto del lavoro che garantisca diritti, ma non scoraggi impresa e occupazione. Servono riforme strutturate e condivise, non supplenze giudiziali: il lavoro non si tutela solo nei tribunali, ma anche (e soprattutto) creando le condizioni perché possa essere offerto, mantenuto e sviluppato.” (21/07/2025-ITL/ITNET)

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