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IMMIGRAZIONE - TRAGEDIA AMENDOLARA - DALL'UNIVERSITA' DI TORINO PROF.DONATIELLO(SOCIOLOGO) "IL CAPORALATO PROSPERA DOVE MANCA UN'ALTERNATIVA ALL'INTERMEDIAZIONE DEL LAVORO"
(2026-06-08)
Dalla tragedia di Amendolara alle campagne piemontesi, il sociologo Davide Donatiello spiega perché lo sfrutta-mento non si combatte soltanto con la repressione e perché il caporalato prospera dove manca un’alternativa all’intermediazione del lavoro
La tragedia di Amendolara, in Calabria, dove quattro braccianti stranieri – tre afghani e un pakistano – sono stati trovati morti in un furgone dato alle fiamme, ha riportato al centro dell'attenzione il tema del caporalato e dello sfruttamento nel lavoro agricolo. Ma quanto c'è di eccezionale in questa vicenda e quanto, invece, racconta una realtà strutturale che attraversa le campagne italiane?
A rispondere dall'Ateneo di Torino è il sociologo Davide Donatiello, docente del Dipartimento di Culture, Politica e Società e studioso delle filiere agroalimentari e del lavoro migrante, che invita a guardare oltre la cronaca e a interrogarsi sui meccanismi che continuano a rendere possibile lo sfruttamento.
" È un fenomeno che rimane in gran parte invisibile e che torna all'attenzione solo quando avvengono fatti drammatici. Eppure lo sfruttamento si riproduce ogni giorno, lontano dai riflettori. Negli anni molte norme sono nate proprio in seguito a tragedie e casi emblematici, come la morte di Satnam Singh nell’Agro Pontino. Oggi disponiamo di strumenti importanti, come la legge 199 del 2016, ma il fenomeno continua a esistere. Il punto è che non riguarda soltanto il lavoro nei campi. Riguarda anche le condizioni di vita dei braccianti: dove dormono, come si spostano, quanto pagano per un alloggio spesso inadeguato, quale accesso hanno ai servizi e quanto dipendono da intermediari che organizzano lavoro, trasporti e sistemazioni. È in questa condizione di vulnerabilità complessiva che lo sfruttamento trova terreno fertile."
Una situazione strutturale che continua a interessare il lavoro agricolo ma che si osserva anche in altri settori, rileva il prof.Donatiello. "Forme di sfruttamento si osservano pure in altri settori, dalla logistica a quello che viene definito il “caporalato urbano”. Nel lavoro agricolo, però, il fenomeno ci interroga direttamente sul funzionamento delle filiere produttive e del mercato del lavoro. L’Italia ha una forte vocazione agricola e ampie aree del Paese dipendono in misura significativa da questo settore.
"Le situazioni cambiano da territorio a territorio e da filiera a filiera, ma la domanda da porsi è sempre la stessa: come viene organizzata la produzione e quale ruolo viene assegnato alla manodopera? Per capire lo sfruttamento non basta guardare ai singoli caporali o alle singole aziende. È necessario osservare il funzionamento complessivo della filiera, i rapporti di forza economici che la attraversano e le condizioni in cui viene reclutato e impiegato il lavoro."
Ovvero: "Spesso immaginiamo che lo sfruttamento esista soltanto nei grandi ghetti del Sud, dove vivono lavoratori stranieri particolarmente vulnerabili. In realtà ritroviamo situazioni di sfruttamento anche nel Centro e nel Nord Italia e persino in filiere che producono molto valore, come quella vitivinicola in Piemonte. È un errore pensare che il problema riguardi soltanto i comparti meno redditizi, dove la compressione dei costi si scarica sui lavoratori più deboli. Anche dove il prodotto finale ha un elevato valore di mercato possono emergere forme di sfruttamento. La vera questione è capire come quel valore viene distribuito lungo la filiera: tra chi lavora nei campi, chi organizza la produzione, chi trasforma il prodotto e chi lo commercializza."
Quanto alla legge 199 del 2016 , ritenuta fondamentale nella lotta al caporalato, a quasi dieci anni dalla sua approvazione, il prof. Donatiello segnala si i risultati importanti sul piano repressivo, con controlli, indagini e contrasto, ma anche la non efficacia sul piano della prevenzione e delle cause strutturali del fenomeno, le ragioni che continuano a generare una domanda di intermediazione del lavoro....Evidentemente esistono esigenze organizzative e carenze di sistema che non hanno trovato una risposta adeguata. Per questo, dopo ogni tragedia, dovremmo interrogarci non soltanto sugli aspetti criminali, ma anche sulle condizioni che permettono a questi fenomeni di riprodursi"
D'altra parte, la legge "richiamava il tema del riallineamento retributivo nel settore agricolo, cioè il modo in cui il valore prodotto viene distribuito lungo la filiera. Questo chiama in causa aziende agricole, trasformatori, associazioni di categoria, canali commerciali e, in molti casi, anche la grande distribuzione. Dentro questi rapporti economici e di potere, l’anello più debole resta spesso la manodopera straniera, più vulnerabile e ricattabile.
L’agricoltura, inoltre, ha un fabbisogno di lavoro fortemente legato alla stagionalità. Per molte aziende è essenziale trovare rapidamente manodopera nei momenti di picco, come la vendemmia o i raccolti. È qui che si inseriscono gli intermediari che reclutano e organizzano i lavoratori. Negli anni il rapporto diretto tra datore di lavoro e lavoratore si è progressivamente indebolito. Spesso chi impiega la manodopera delega ad altri il reclutamento e la gestione del personale, con il rischio di una crescente deresponsabilizzazione. Per questo oggi dovremmo chiederci non soltanto chi esercita l’intermediazione illegale, ma anche perché esiste una domanda così forte di questi servizi."
D'altra parte, per lo studioso "Oggi lo sfruttamento non riguarda soltanto il salario o le condizioni di lavoro nei campi. Certo, continuano a esserci casi di paghe molto basse, orari eccessivi, assenza di pause e violazioni contrattuali. Ma spesso lo sfruttamento si estende anche ad altri aspetti della vita dei lavoratori e proprio per questo può risultare meno visibile. Pensiamo ai trasporti. Oppure agli alloggi. Alla fine della giornata, tra salari bassi, costi di trasporto e spese per l’alloggio, a chi lavora resta ben poco. Sappiamo da anni che le campagne italiane attirano ogni stagione migliaia di lavoratori. Dunque, la vera domanda è: i territori sono preparati ad accoglierli ? Dove mancano soluzioni adeguate per l’alloggio, i trasporti e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, si creano spazi che vengono occupati da forme di intermediazione opache o illegali. Il tema, quindi, non riguarda soltanto la repressione dello sfruttamento, ma anche la capacità delle istituzioni e delle comunità locali di governare questi flussi stagionali e di garantire condi-zioni dignitose di vita e di lavoro.
Come intervenire, allora, sul complesso della questione ?
Al primo punto, il prof.Donatiello mette: - la condizione giuridica dei lavoratori stranieri. La precarietà del loro status li rende particolarmente vulnerabili e ricattabili. Ridurre questa vulnerabilità significherebbe già intervenire su una delle condizioni che rendono possibile lo sfruttamento. - il secondo punto riguarda il funzionamento delle filiere. Bisogna capire quali servizi di intermediazione richie-dono le aziende agricole e perché, in molti casi, a queste esigenze rispondano soggetti informali o illegali. Il caporalato si inserisce proprio in questo spazio. Le organizzazioni criminali, quando sono presenti, non creano il problema: sfruttano una domanda che esiste già. Le mafie, quando sono presenti, e si tratta di una minoranza dei casi, sono un attore tra gli altri. Anche per questo la sola repressione non basta. - Occorre costruire alternative credibili e trasparenti per il reclutamento della manodopera, investire su trasporti, alloggi e servizi per i lavoratori stagionali e rendere più responsabili tutti gli attori della filiera. Il rischio, altrimenti, è costruire sistemi in cui tutti beneficiano del lavoro svolto, ma nessuno si assume davvero la responsabilità delle condizioni in cui quel lavoro viene organizzato. (08/06/2026-ITL/ITNET)
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