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IMMIGRAZIONE - FABBISOGNO MANODOPERA ? FONDAZ.MORESSA: 2,6 MILIONI DI OCCUPATI (10,7%TOT) GENERANO 9,7% PIL ITALIANO. OLTRE 12 MILIARDI DI IRPEF

(2026-10-13)

Negli ultimi anni, il dibattito economico e politico nazionale ha prevalentemente inquadrato il fenomeno migratorio nell'ottica della mera compensazione delle carenze di manodopera del sistema produttivo. L'obiettivo dell’edizione 2026 del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, curato dalla Fondazione Leone Moressa - e presen-tato oggi al CNEL - è promuovere un necessario mutamento di paradigma: superare una visione prettamente utilitaristica ed emergenziale per documentare la transizione dell'immigrazione da semplice riserva di forza lavoro a fattore sistemico di valore economico, demografico, sociale e culturale.

L’Italia registra un saldo naturale negativo dal 2007. Il calo demografico più intenso al mondo. Tuttavia, la presen-za della popolazione straniera o con background migratorio mitiga questa dinamica grazie a un'età media inferiore e a una maggiore natalità.
L'invecchiamento demografico degli italiani si traduce, quindi, in una "fame di lavoratori": secondo le stime Unioncamere-Excelsior, nel quinquennio 2025-2029 l'Italia avrà bisogno di circa 3,7 milioni di occupati, in buona parte per sostituire i pensionamenti.

Se inizialmente l'immigrazione era vista solo come forza lavoro, oggi si è trasformata in una "nuova popolazione residente" stabilmente radicata nel territorio: in Italia sono 2,8 milioni le famiglie con almeno un componente straniero, 931 mila gli alunni stranieri e  111 mila gli studenti universitari, che rappresentano il futuro del Paese.

Tuttavia, nonostante i dati macroeconomici positivi, il Rapporto evidenzia il persistere di profonde criticità: l'occu-pazione straniera in Italia appare ancora fortemente polarizzata e "segregata" in professioni non qualificate e set-tori labour- intensive, con un marcato divario a sfavore della componente femminile.

Il contributo dei cittadini stranieri rappresenta una risorsa utile per il tessuto economico e demografico dell'Italia. I dati sono chiari in proposito:
La forza lavoro di origine immigrata (2,6 milioni di occupati, pari al 10,7% del totale) genera un Valore Aggiunto di 197 miliardi di euro, pari al 9,7% della ricchezza nazionale.
Il contributo supera la media in settori nevralgici come Agricoltura (21,3%), Edilizia (18,4%) e Ristorazione (14,4%).

Inoltre, il bilancio è in attivo per lo Stato: gli oltre 5 milioni di contribuenti nati all'estero hanno dichiarato quasi 88 miliardi di redditi, versando 12,6 miliardi di Irpef. Il saldo tra entrate (gettito fiscale e contributivo) e uscite (spesa pubblica per sanità, istruzione, welfare, giustizia e accoglienza) della popolazione straniera residente restituisce un saldo netto positivo di +1,0 miliardi di euro (45 miliardi di entrate contro 44 miliardi di spesa).

Per di piu' l’imprenditoria migrante non conosce crisi. Sono quasi 796 mila gli imprenditori nati all’estero (10,8% del totale). Nel decennio 2015-2025 sono cresciuti del 21,3%, a fronte di un calo del -5,2% degli imprenditori nati in Italia. A trainare il settore sono le comunità cinese e romena.

In conclusione, afferma la Fondazione Moressa  l'evidenza scientifica e statistica raccolta nel Rapporto impone un aggiornamento degli strumenti di governance istituzionale. La persistenza di logiche difensive, basate su contin-genti numerici rigidi e su una concezione subalterna del lavoratore migrante, risulta strutturalmente inidonea a governare l'attuale complessità socio-economica. La priorità strategica per il decisore pubblico deve orientarsi verso politiche proattive di inclusione strutturale: dalla semplificazione dei percorsi di naturalizzazione, al ricono-scimento dei titoli e delle competenze, fino al sostegno all'upgrading imprenditoriale. Solamente riconoscendo e valorizzando pienamente questo capitale umano, l'Italia potrà garantire i propri livelli di competitività economica e di coesione sociale nel futuro.

La Fondazione Leone Moressa, nata da un’iniziativa dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre CGIA, pubblica dal 2011 il «Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione» (ed. Il Mulino) e l’edizione 2026 è realizzata con il contributo di CGIA Mestre e con il patrocinio di Confartigianato imprese, OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e CNEL. (13/10/2026-ITL/ITNET)

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