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LAVORO - I SINDACATI AL FESTIVAL DELL'ECONOMIA SUL CAMBIAMENTO DEL MERCATO DEL LAVORO: 'OPPORTUNITA' STRAORDINARIA - CONCILIARE BENEFICI E RISCHI DELLO SMART WORKING...MA NON SOLO

(2022-06-05)

  Il recente e repentino cambiamento nel mondo del lavoro è stato l’argomento al centro del dibattito moderato da Marcello Zacchè, caporedattore de Il Giornale al Festival dell'Economia.

Il tema trattato si presenta di estrema attualità, visto che stiamo uscendo da una pandemia che ha sconvolto il modo di lavorare di tutti e dato che, negli ultimi tempi, abbiamo avuto l’esplosione dell’inflazione, una tassa improvvisa che colpisce i nostri salari e diminuisce il nostro potere d’acquisto. Il panel proposto è stato incardinato su due parti: una prima, dedicata all’industria manifatturiera e una seconda, dedicata all’industria bancaria.

Il dialogo parte dalla grande trasformazione del mercato del lavoro avvenuta improvvisamente ed in modo non calcolato proprio a causa della pandemia. La punta dell’iceberg ha un nome: smart working.
L’avvocato giuslavorista e consulente del lavoro di Linklaters, Federica Barbero, ha fatto accenno al recente messaggio di Elun Musk che ha invitato i dipendenti di Tesla a tornare in presenza, sancendo la fine in azienda dello smart working. "In verità - ha affermato l’avvocato - dal quadro generale emerge il contrario, stiamo andando verso una direzione opposta, con un’estrema libertà di gestire il lavoro e questa sembrerebbe una tendenza in fase di consolidamento. Lo smart working - ha specificato Barbero - ha degli indubbi vantaggi nei confronti di 'vecchie' criticità, come la riduzione delle polveri e l’assenteismo, ma ci sono anche dei rischi, come il tecnostress e la tutela della parità tra lavoratori in presenza e in telelavoro. La vera sfida che ci aspetta è proprio conciliare benefici e rischi di questa grande opportunità, calcolando la criticità della commistione tra tempo, lavoro e vita privata, che può rivelarsi pericolosa, anche e soprattutto per la salute mentale dei dipendenti".

E’ intervenuto quindi Pierpaolo Bombardieri, segretario Generale UIL che ha affermato come lo smart working sia un’opportunità che va inquadrata in una rivoluzione tecnologica, iniziata in una situazione d’emergenza. "E’ uno strumento che può andare incontro sia alle aziende che ai lavoratori, ma il vero nodo cruciale è se siamo disposti a cambiare la nostra modalità di lavoro - ha detto Bombardieri, che ha aggiunto - flessibilità del lavoro significa misurare la produttività sul raggiungimento degli obiettivi, risparmio sui costi fissi per le aziende e per i lavoratori, un lavoro in condizioni migliori che porta ad un aumento della produttività. Bisogna però monitorare e discutere più a fondo anche in sede sindacale, alcune problematiche come i costi a carico del lavoratore, ad esempio, l’attrezzatura utilizzata, la rete internet, ecc…"

Da parte sua, Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria, ha affermato che lo smart working è un “abito” che ogni azienda deve confezionare sul proprio “corpo”, non può essere generalizzato dal punto di vista dell’impiego. "Noi - ha sottolineato il secondo di Confindustria - siamo favorevoli ma fin dove si può applicare. Unico limite che intravediamo è per quanto riguarda lo spirito di squadra in azienda, fondamentale per la produttività ed elemento che può avere riscontri importanti sulla creatività delle persone. Diciamo che il modello misto è quello migliore, alternando momenti di presenza a smart working. Ricordiamoci che l’azienda è una comunità fatta da persone che devono stare insieme e vivere insieme per il raggiungimento degli obiettivi".

Anche per Luigi Sbarra, segretario Generale CISL, il lavoro agile è una straordinaria opportunità di innovazione e di organizzazione del lavoro in questo passaggio epocale di trasformazione tecnologica che stiamo vivendo e che prevede che orario, salario, formazione e welfare vengano ripensati. "La pandemia - ha affermato il sindacalista - ha accelerato l’utilizzo dello smart working nel nostro paese ma non possiamo parlare di lavoro agile perché le restrizioni imposte hanno di fatto determinato una delocalizzazione forzata del lavoro, regolata dalla legge. Lo spirito del lavoro agile è un altro: è autonomia, responsabilità, flessibilità lavorare per obiettivi. Questa - ha specificato Sbarra - è materia che deve essere lasciata alla negoziazione delle parti nel perimetro della contrattazione conciliare lavoro e famiglia perché la sfida è evitare che la casa diventi luogo di alienazione. Dobbiamo creare un equilibrio perché il lavoro è prima di tutto relazione. Infatti, il come far lavorare le persone da casa è un altro problema ma rappresenta un elemento di grande innovazione per una gestione contrattata nelle relazioni sindacali e contrattuali. Da Sbarra anche un accenno al diritto alla disconnessione “tema centrale per evitare che le perone vengano monitorate h24. Vanno definite fasce orarie, assicurato il rispetto delle pause ed evitato che lo smart working rappresenti una logica restrittiva dell’autonomia che è il suo vero valore”.

Nel dibattito sono stati quindi affrontati anche i temi dei salari e del salario minimo.

Rispetto all’aumento dell’inflazione, Bombardieri ha parlato della richiesta nei confronti del Governo, di intervenire sul cuneo fiscale, uno degli strumenti che può contribuire recuperare il potere d’acquisto di salari e pensioni. Un altro strumento utile allo scopo è il rinnovo dei contratti. “Ci aspettiamo una risposta immediata da parte del Governo e auspichiamo una detassazione del rinnovo dei contratti”. Per quanto riguarda il salario minimo “l’applicazione della direttiva europea deve coincidere con i minimi contrattuali”.

Per Sbarra, la vera grande priorità del paese è salvaguardare il potere d’acquisto, agire contro l’inflazione e affrontare l’esplosione del prezzo dell’energia e degli alimentari. “Bisogna assicurare risposte adeguate attraverso misure come il rinnovo dei contratti scaduti nel privato e nel pubblico e la riduzione del peso della tassazione sui redditi da lavoro e pensione. Inoltre, serve defiscalizzare i frutti della contrattazione, tagliare o addirittura azzerare l’iva sull’acquisto dei beni alimentari e di prima necessità, se vogliamo la ripartenza dei consumi. Infine, bisogna accelerare gli investimenti, perché è la crescita che salva il paese e spingere sugli investimenti pubblici e privati con le risorse a disposizione del PNRR”. Sul salario minimo: “si lavora con il Governo per estendere e rafforzare i minimi contrattuali dei contratti sottoscritti nelle organizzazioni maggiormente rappresentative”.

Per Stirpe, “in Confindustria il rinnovo dei contratti non è certo il problema: sono stati rinnovati quasi al 100%, siamo al 93/94%. Il tema centrale invece è aumentare il potere d’acquisto in tasca del lavoratore senza aumentare il costo del lavoro. Bene la soluzione proposta della riduzione del cuneo fiscale”. Altro tema caldo per il vicepresidente è la crescita della produttività: “Dal 1995 al 2022 in Italia la crescita è stata del 10% mentre  nei paesi virtuosi del 40%. Bisogna agire soprattutto sulla miglioramento del sistema di formazione: il paese deve fare uno sforzo, combattere l’abbandono scolastico e tamponare la fuga dei cervelli. Siamo anche favorevoli alla detassazione dei rinnovi contrattuali”.

La seconda parte del panel ha visto protagonisti Giovanni Sabatini direttore generale ABI e Lando Maria Sileoni, Segretario Generale FABI. Oltre allo smart working c’è un’altra grande innovazione tecnologica meno nota e meno tangibile ma che rischia di influire su determinati momenti della vita dei lavoratori: l’intelligenza artificiale. Bisogna premettere che, stando ai dati noti, è un fenomeno ancora relativamente diffuso in Italia e soprattutto non regolamentato.

L’intelligenza artificiale si basa su strumenti che fotografano, prevedono e poi ipotizzano scenari strategici. Nello specifico, i programmi processano i dati sulla forza lavoro che si trasformano in informazioni sintetiche che poi verranno usate dal datore di lavoro. Uno degli aspetti positivi dell’intelligenza artificiale è una governance omogenea sulla gestione del personale ma presenta anche dei rischi, come la difficoltà di reperire dati e la mancanza formazione per chi gestisce i processi di questa nuova tecnologia.

Bisogna dire che l’approccio all’intelligenza artificiale da parte del mondo bancario sembra alquanto tiepido.

I condizionali di Sileoni sono stati sufficientemente esaustivi: “L’intelligenza artificiale potrebbe essere una risorsa interessante, uno strumento che potrebbe essere importante ma non c’è! Forse è presente solo nei grandi gruppi bancari, ma il rischio che frena è che questo tipo di intelligenza andrebbe di fatto a togliere potere contrattuale”. Il segretario generale FABI ha espresso anche un plauso al gruppo Casse Rurali Trentine che ha dimostrato, sia in tempi buoni che difficili, una straordinaria presenza a fianco della clientela. Ha quindi affondato sul tema dell’attività commerciale delle banche: “Con il presidente Draghi, il ruolo politico dei grandi gruppi bancari è cambiato. Nell’ottica consolidata della concorrenza tra politica e finanza, il mondo della finanza fino a Draghi ricopriva un ruolo condizionante che oggi  è stato ridimensionato anche se ciò non torna nell’immaginario collettivo. Questo porta i grandi gruppi bancari che hanno un ruolo sociale significativo, a spingere sulla concorrenza tra gruppi. Per non parlare della BCE che si è sostituta nell’azione di vigilanza alla Banca d’Italia. I ritorni immancabilmente più bassi e una BCE che non intende tornare al grado di sofferenze bancarie degli anni scorsi, portano ad una diminuzione dell’erogazione del credito. Conseguenza: le banche faranno sempre meno credito e spingeranno sempre di più sull’attività commerciale. Un tema di carattere sociale, una problematica urgente che ho posto in Commissione Parlamentare d’Inchiesta".

Su questo, il direttore generale ABI, Giovanni Sabatini ha replicato: “Qualora nei comportamenti si configurassero violazioni delle regole e delle norme, esiste l'apparato sanzionatorio amministrativo della CONSOB e della Banca d’Italia e nei casi più gravi, la Magistratura. Per noi è fondamentale rispettare l’eticità dei comportamenti perché le prime che pagano le conseguenze di tali azioni sono proprio le banche”.

Sabatini ha spiegato come il settore bancario negli ultimi quindici anni abbia subito forti pressioni, prima sotto il profilo della congiuntura, poi sotto il peso di una regolamentazione più complessa che va ad aumentare il capitale di vigilanza e quindi di fronte alla tecnologia, che porta un cambiamento ad una velocità esponenziale. Nelle banche si ragiona come gestire il cambiamento e in questo, il ruolo delle relazioni industriali è stato fondamentale. “L’intelligenza artificiale non ha ancora una corretta definizione. I dati sono importati ma la decisione rimane umana per garantire il risultato che il rapporto banca e cliente faccia aumentare la fiducia. Guardiamo con attenzione questo fenomeno ma non dimentichiamo che la valutazione del merito di credito richiede informazioni e valutazioni qualitative che prevedono la presenza della banca sul territorio. Sicuramente le frontiere dell’innovazione saranno elementi fondamentali ma la centralità delle persone rimarrà fondamentale”. (05/06/2022-ITL/ITNET)

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