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IMMIGRAZIONE - FESTIVAL MIGRAZIONI DI MODENA - DALL' VIII EDIZIONE: PER ANDARE OLTRE I TEMI SECURITARI PER UNA POLITICA DELL'INCLUSIONE : 6 PROPOSTE PER UNA PIATTAFORMA SUL DIRITTO DELL'IMMIGRAZIONE

(2023-10-25)

"Lo spirito che ha animato le precedenti edizioni è quello che anima la vita dei navigatori più esperti: viaggiano spesso andando di bolina, controvento, praticando lo studio e l’osservazione attenta del presente, senza attardarsi e guardando avanti. “Conoscere per comprendere” per l’appunto, modificando i punti di osservazione, le posture, indagando con ostinazione nuove prospettive.
Viviamo in emergenza dimenticando che le migrazioni sono un fenomeno strutturale, inestinguibile, che andrebbe accompagnato da una narrazione onesta fondata sulla verità delle cose, sulla realtà conosciuta e accolta per quella che è. Troppa la propaganda, troppe le informazioni non veritiere e l’enfasi data alla presunta eccezionalità o alla emergenza del fenomeno migratorio che offuscano le cause più profonde e le dinamiche effettive.
Un’enfasi che non aiuta il Paese a ricomporre in unità il momento attuale, contrassegnato dall’immigrazione, con quello di ieri, che ha visto emigrare una imponente massa di nostri connazionali e che oggi vede partenti tanti italiani, giovani e adulti, famiglie e “nuovi italiani”. Sembrerà un paradosso: in una Italia invecchiata, con una forte disoccupazione giovanile, cresce e si afferma all’estero una generazione di giovani italiani più creativa e produttiva. Giovani che portano con sé il desiderio di conoscere il mondo, di fare esperienza, di studiare e formarsi, non interrompendo il rapporto con il proprio Paese, per ritornare o per essere comunque “diversamente presenti”.

Si presenta con questa prefazione l'VIII° Festival dell'immigrazione di Modena (25-28 OTTOBRE)  (VEDI LA PRESENTAZIONE : https://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=76715 ) "pur nella consapevolezza che l'Italia sta vivendo un momento difficile per il Paese, ne siamo consapevoli, ma continuiamo a credere che il tema delle migrazioni non sia una distrazione. Una lezione possiamo già trarla: non si esce da una emergenza continuando a gestirla come una emergenza. Parlare di emergenza come di un fenomeno nuovo, improvviso e imprevedibile e scambiare gli arrivi dal mare con l’immigrazione sono approcci comunicativi che divergono dai dati di realtà" affermano gli organizzatori che propongono alcuni dati, sottolineando che " Gli sbarchi non sono l’immigrazione e la grande maggioranza degli mmigrati non è entrata in Italia via mare.  Tra l’altro, sostengono,  gli sbarchi non sono neppure una novità, e i flussi attuali non hanno dimen-sioni eccezionali, si verificano da circa tre decenni.

I DATI:
Quest’anno sono stati finora quasi 136.000 (dato al 5 ottobre), certamente in aumento ma niente di paragonabile ad altri periodi. La popolazione immigrata nel complesso è stabile da una dozzina d’anni, intorno ai 5,3 milioni di residenti regolari, più 4-500.000 persone in condizione irregolare. I richiedenti asilo possono essere stimati in 400.000 o poco più. Chi arriva per asilo, riconosciuto o meno, di solito cerca di transitare verso altri paesi, la maggior parte del milione circa di persone arrivate dal mare nell’ultimo decennio oggi non si trova più in Italia. Non è neppure vero che l’Italia sia “il campo profughi d’Europa”. Nel 2022 su 965.000 prime domande d’asilo nell’UE l’Italia ne ha ricevute circa 77.000 (circa l’8% del totale), la Germania più di 200.000, Francia e Spagna oltre 100.000. Non va dimenticato, per contro, che l’UE ha accolto in pochi mesi nel 2022 circa quattro milioni di rifugiati ucraini, l’Italia 170.000, senza polemiche e distinguo.

Cio' detto, gli organizzatori auspicano di andare oltre i temi securitari.

"Auspichiamo la promozione di nuove forme di partecipazione e coprogettazione, una visione che oltre alla logica dell’accoglienza e della protezione possa inverare anche una politica dell’inclusione, con una infrastruttura sociale solida e diffusa su tutto il territorio che sia sottratta all’emergenza e  coinvolga quanto più possibile il dinamismo del Terzo Settore e degli Enti Locali.

QUALI I TEMI AL CENTRO DEL DIBATTITO?

La legge sulla cittadinanza e il diritto/dovere alla partecipazione.

Riteniamo urgente l’approvazione della Riforma della legge sulla cittadinanza che riconosca tutti i figli dell’Italia di oggi, indipendentemente dalle origini o dal Paese in cui sono nati. I criteri stringenti previsti dalla legge italiana per l’acquisizione della cittadinanza da parte dei figli di cittadini di Paesi terzi, nati e/o cresciuti in Italia, producono una situazione di forte precarietà, disuguaglianza ed esclusione politica. Questi giovani, di fatto “italiani senza cittadinanza”, chiedono di essere corresponsabili e di partecipare attivamente alla vita del paese in cui sono stati neonati, bambini e adolescenti. Essi rappresentano un potente fattore di cambiamento in una Italia presa dalla morsa della crisi demografica, e da una profonda crisi di partecipazione alla vita pubblica.

Le giovani donne migranti e i loro diritti.
La rappresentazione delle donne migranti spesso si riduce a quella di vittime della tratta, dello sfruttamento sessuale e lavorativo, mentre rimane invisibile la complessità della loro condizione. Le giovani donne migranti si trovano ad affrontare una doppia discriminazione, quella di genere e quella della propria origine o appartenenza culturale, in ogni ambito della loro vita. Servono normative e pratiche concrete che offrano loro garanzie specifiche nei confronti della società di accoglienza, ma anche delle comunità di appartenenza, a tutela della loro libera scelta e della loro libera condizione. Molte di loro, nello studio e nel lavoro, stanno dimostrando di volere e di sapere contribuire alla crescita del nostro paese oltre ad affermarsi come cittadine emancipate. Servono maggiori investimenti per valorizzare i talenti e per consentire alle componenti femminili meno integrate di partecipare pienamente alla vita sociale, a partire dalla conoscenza della lingua italiana.

Lavorare nella legalità.
Condividiamo la nuova programmazione di quote di ingresso per lavoro, soprattutto stagionale. Per superare la distinzione tra migranti economici e richiedenti asilo occorre introdurre un dispositivo pragmatico che consenta ai richiedenti asilo, a determinate condizioni, di transitare nel canale del lavoro, rispondendo così a due esigenze: quelle dei datori di lavoro in cerca di manodopera e quella dei profughi in cerca di futuro.
Si contrasta l’immigrazione irregolare favorendo quella regolare, stabilendo regole precise e procedure snelle. Per questo occorre un quadro regolativo organico dell’immigrazione che superi la legge Bossi-Fini, vecchia di vent’anni e smantellata in più punti da varie sentenze. Il decreto flussi emanato dall’attuale Governo interesserà più di 400 mila persone provenienti da Paesi terzi nei  prossimi anni. Raccomandiamo di approntare anche percorsi di integrazione per i lavoratori ospiti e le loro famiglie che giungeranno in Italia.

Diritto dell’immigrazione: sei proposte per una piattaforma di riforme sul diritto dell’immigrazione, per affrontare e ridurre in modo più strutturale il problema dell’irregolarità del soggiorno.

LE PROPOSTE

- di istituire un meccanismo di regolarizzazione su base ordinaria e individuale, attivabile direttamente dalle persone straniere senza documenti validi. Il permesso di soggiorno sarebbe riconosciuto sulla base del radicamento e dell’inserimento sociale delle persone, in assenza di pericolosità sociale;

- di aprire canali di libero ingresso con la previsione di un visto per ricerca lavoro della durata di un anno, rilasciato sulla base di sufficienti garanzie economiche offerte dalla persona interessata (auto-sponsorizzazione) o da terzi, sia persone fisiche che giuridiche (sponsorizzazione);

- di allentare l’attuale vincolo tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno. Il vincolo, riducendo la capacità della persona di stare sul mercato del lavoro ed esponendola al rischio dell’irregolarità in caso di perdita del lavoro, é un fattore di precarizzazione delle persone straniere costrette ad accettare condizioni ben al di sotto degli standard minimi;
di prevedere il rilascio di visti di ingresso per richiesta asilo direttamente nei paesi di origine o di transito nel caso di contesti caratterizzati da persecuzione, conflitti armati o gravi violazioni dei diritti fondamentali;
di ampliare le possibilità di reinsediamento e sponsorizzazione privata o mista di rifugiati, valorizzando in modo particolare l’esperienza dei corridoi umanitari;

di sviluppare strumenti appropriati per la protezione dei rifugiati interni e internazionali per cause connesse fra l’altro ai crescenti problemi ambientali.

Minori stranieri
Un’altra questione che merita attenzione è quella dei Minori stranieri non accompagnati: per quanto la legge 47/ 2017 abbia assai opportunamente introdotto un impianto giuridico di maggiore tutela, permangono criticità sul piano dell’applicazione sia durante la minore età sia nella delicata fase di passaggio all’età adulta. Occorre garantire con più risorse il “diritto alla parola” e l’insegnamento della lingua, rafforzando le strutture istituzionali e le iniziative promosse dal terzo settore, promuovendo corsi di aggiornamento per volontari e professionisti che operano nel settore. Come andranno sostenute le famiglie affidatarie di accoglienza spesso abbandonate a se stesse, in difficoltà a costruire un futuro degno per i minori accolti, e a mantenere i rapporti con la famiglia di origine. Occorre infine consolidare i percorsi di transizione alla maggiore età, garantendo la continuità di tutele (prosieguo amministrativo) e formare e valorizzare i tutori legali.

La legge sulla cooperazione allo sviluppo.
Suggeriamo una riflessione, una verifica onesta sulla attuazione della legge 125/2014 e sugli orientamenti che stanno maturando in Europa. Una legge di valore che a noi pare dimenticata. Non viene ad esempio attuato quanto sancito dall’articolo 1 della legge in questione nel quale si sosteine che la cooperazione allo sviluppo “è parte integrante e qualificante della politica estera dell'Italia”. La legge sulla cooperazione, infatti, dovrebbe essere finalizzata allo sviluppo delle comunità e alla costruzione di partenariati, ma in questi anni i fondi, sempre meno, sono stati utilizzati nei paesi di migrazione non per politiche di sviluppo ma per potenziare i controlli dei flussi migratori. I fondi in questione, effettivamente destinati alle attività di cooperazione allo sviluppo sono assolutamente esigui e non rispettano gli accordi presi a livello internazionale che prevedono che entro il 2030 l’aiuto pubblico allo sviluppo (aps) arrivi allo 0,70% del reddito nazionale lordo.

Anche il nuovo Patto per l’immigrazione a suo tempo presentato dalla commissione UE ha una grammatica che non ci convince, va nella stessa direzione enfatizzando la dimensione securitaria e piegando la cooperazione al controllo della mobilità umana. Non parla di cooperazione allo sviluppo, di persone e comunità da sostenere, di territori con i quali costruire partenariati davvero animati da autentica reciprocità. Va da sé che la cooperazione allo sviluppo ha un valore in sé e non può essere pensata come politica di contenimento anti-migrazioni.

Invertire lo sguardo e investire sulla cultura
Riconoscere l’Italia come un paese già interculturale, e superare l’ottica della straordinarietà della presenza di persone straniere in Italia per noi significa lavorare per una nuova educazione civica, per una cittadinanza che ridefinisca valori e diritti sulla base del diritto ad una esistenza degna e felice. Proponiamo che tematiche quali l’inclusione, l’interculturalità, la valorizzazione delle diversità e la lotta alle discriminazioni trovino spazio nell’insegnamento dell’educazione civica. Anche le esperienze di studio all’estero di mobilità giovanile rappresentano un’occasione unica per arricchire il bagaglio culturale e personale degli studenti. Esperienze da incentivare con lo stanziamento di maggiori fondi di supporto economico a studenti appartenenti a famiglie meno abbienti. Vanno altresì semplificate le procedure per il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero o nei paesi di origine. Nello stesso tempo, vanno ampliate le possibilità di venire e studiare in Italia per i giovani provenienti da paesi terzi, con maggiori servizi e un sistema di borse di studio più generoso.

Uno sguardo giovane sul continente africano.
“Dobbiamo guardare con sempre più attenzione al continente africano.
Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano”. o più destinazioni, un luogo davvero privilegiato. Non vi è dubbio che la visione di uno spazio euro mediterraneo fatica a realizzarsi: oggi il Mediterraneo è attraversato da crisi economiche e instabilità politiche che rendono la prospettiva di una integrazione regionale sempre più lontana. Ma non ci rassegniamo: una diplomazia orizzontale che inneschi un processo spontaneo di osmosi interculturale e un tessuto comune può essere praticata e già accade.

Romano Prodi, da Presidente della Commissione Europea, propose l’istituzione di Università miste con docenti e studenti europei e africani per associare le più avanzate forze intellettuali delle due aree continentali in una rete di “laboratori” e centri di ricerca scientifica, coerenti con le filiere di sviluppo territoriali. Un progetto di integrazione “dal basso”, promosso dalle Università, istituzioni che da sempre hanno dimostrato capacità di adattamento in contesti diversi e plurali. Un progetto che non va abbandonato, anzi.

Vanno altresì potenziati sforzi, politiche e risorse del Programma Erasmus+, per incoraggiare la cooperazione con giovani (anche non inseriti in percorsi universitari) di Paesi Terzi. I dati a nostra disposizione ci spingono ad andare avanti. Estendendo il focus dal Mediterraneo all’intero blocco africano, dobbiamo ricordare che nel solo 2019, 8.555 studenti e docenti africani e 4649 studenti e docenti europei hanno partecipato al programma Erasmus+ con iniziative di scambio tra 53 Paesi africani e 34 Paesi europei. Questi percorsi, non facili, andrebbero aiutati inserendoli in quadri istituzionali più strutturati, per esempio affiancando agli accordi commerciali l’introduzione e lo sviluppo di programmi educativi condivisi e di legislazioni all’interno dei singoli quadri nazionali a favore della libertà di ricerca, anche in ambito sociale.

Una nuova politica europea per le politiche migratorie
Nonostante una serie di Direttive volte a uniformare la concessione di permessi di soggiorno (anche di lungo termine) a cittadini di Paesi terzi, la difficoltà di trovare un accordo su una politica comune di accoglienza svela la frammentazione del dialogo tra i Membri dell’Unione europea e, nonostante un’enfasi sui diritti umani a livello sovranazionale, gli Stati continuano ad essere i detentori del diritto di cittadinanza. Auspichiamo una politica europea comune anche sul tema della cittadinanza e dei diritti politici e rilanciamo l’ipotesi di allargare la partecipazione al voto locale anche ai cittadini residenti senza cittadinanza italiana.

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Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello e Soliera, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca e Menù.((25/10/2023-ITL/ITNET)

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