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LAVORO - RAPPORTO INAPP/UNI. CATTOLICA :“ESITI POSITIVI DA PROGRAMMA ‘SURE’, ORA ALLARGARE TUTELE A LAVORATORI POVERI E AUTONOMI”

(2023-11-14)

  Presentato il Rapporto INAPP-UNIVERSITA’ CATTOLICA “Unione Europea e Stati nazionali nel contrasto ai rischi di disoccupazione derivanti dalle emergenze”
La pandemia, l’emergenza climatica, quella derivante dall’innalzamento del costo del gas e dell’elettricità conseguente alle vicende belliche in Ucraina, la carenza di materie prime, tutte emergenze che hanno influito pesantemente sull’economia e di conseguenza, sull’occupazione nei Paesi europei.

L’INAPP insieme al CECAP (Centro per il Cambiamento delle Amministrazioni Pubbliche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore)  ha presentato oggi il primo Rapporto congiunto su “Unione Europea e Stati nazionali nel contrasto ai rischi di disoccupazione derivanti dalle emergenze”, uno studio che ha preso in considerazione il periodo 2020 – primo semestre del 2023, ed è stato svolto da un gruppo di studiosi e ricercatori appartenenti a Università ed Istituti di ricerca di quattro Paesi europei (Francia, Germania e Spagna ed Italia).

Le emergenze esaminate hanno posto in evidenza gli elementi di fragilità dei sistemi di protezione sociale preesistenti ed hanno indotto l’Unione e gli Stati nazionali a adottare rapidamente misure volte ad ampliare significativamente l’area dei soggetti tutelati e a ripensare la strumentazione a disposizione. Questo obiettivo è stato perseguito prevalentemente mediante l’adozione o lo sviluppo di schemi pubblici di riduzione dell’orario di lavoro (Short Time Work Arrangement – STWA), sostenuti anche dalle risorse rese disponibili dal Fondo comunitario SURE (acronimo di Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency). La pandemia e gli altri rischi globali, tuttavia, hanno posto l’Unione europea di fronte all’urgenza di definire con maggior chiarezza un ruolo di coordinamento e di supporto alle politiche passive degli Stati membri, anche dal punto di vista economico. A questo fine l’Unione ha promosso il SURE finalizzato al “sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione derivanti dall’emergenza provocata dalla pandemia di coronavirus”, uno strumento che ha funzionato bene considerando che la Commissione ha calcolato in circa 8,2 miliardi di euro il risparmio degli Stati beneficiari, di cui 3,7 miliardi di euro ha beneficiato l’Italia e che, nel 2020, il SURE ha sostenuto circa 31,5 milioni di lavoratori dipendenti e autonomi e oltre 2,5 milioni di imprese. Tuttavia, il carattere ricorrente delle crisi sembra imporre la necessità di rendere strutturali queste misure, anche affrontando la questione della estensione della protezione sociale ai settori non ancora coperti (tra i quali il lavoro autonomo e quello povero).

“Prendendo spunto dall’analisi del quadro normativo comunitario, dall’esame della legislazione dei singoli Paesi considerati nonché dalla valutazione positiva degli effetti che ne sono derivati – hanno spiegato il prof. Sebastiano Fadda, presidente dell’INAPP e il professor Pier Antonio Varesi, docente del Diritto del lavoro dell’Università Cattolica – bisognerebbe dare continuità nel tempo, pur con gli opportuni adattamenti, al patrimonio di esperienze generato da SURE nell’ampliamento delle forme di protezione sociale, nell’innovazione delle tecniche, nel rafforzamento dei meccanismi di solidarietà tra Paesi dell’Unione”.

«Da alcuni anni del CeCAP sta realizzando progetti di ricerca teorica ed applicata sul tema delle politiche attive del lavoro e delle misure per il contrasto alla disoccupazione» sottolinea la direttrice del Centro di ricerca dell’Università Cattolica Elena Zuffada. «Un filone di intervento di assoluta rilevanza strategica per una pubblica amministrazione che intende contribuire in modo efficace ed innovativo alla crescita del sistema socio economico e allo sviluppo sostenibile del Paese». (14/011/2023-ITL/ITNET)

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