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DIRITTI DEI CITTADINI - RELIGIONE/ VATICANO - G.VALENTE (FIDES): L’ACCORDO CINA-SANTA SEDE E IL TESORO DELLA FEDE

(2022-09-23)

Pubblichiamo un articolo di Gianni Valente, neo Direttore dell'Agenzia Vaticana FIDES, sui passi avanti nelle relazioni del Vaticano con la Cina in relazione al riconoscimento delle Istituzioni Cattoliche per garantire il riconoscimento giuridico e spazi di agibilità alle istituzioni ecclesiali e agli operatori pastorali nei diversi contesti nazionali.

Ricorda il Direttore  Valente " Giusto 4 anni fa, il 22 settembre 2018, rappresentanti della Santa Sede e del governo della Repubblica Popolare Cinese firmavano a Pechino l’Accordo provvisorio sulle nomine dei Vescovi cattolici cinesi. L’Accordo prevedeva un periodo di applicazione ad experimentum della durata di due anni. Nell’ottobre del 2020, la validità dell’accordo è stata prorogata per un altro biennio. Adesso, mentre si avvicina la scadenza della prima proroga, dichiarazioni pubbliche di Papa Francesco e del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin hanno lasciato intendere che da parte della Santa Sede c’è l’intenzione positiva di proseguire il percorso negoziale, insieme alla richiesta di veder applicato l’accordo in maniera puntuale e di confrontarsi sui margini di un suo progressivo miglioramento, con l’unico intento di affidare l’ufficio pastorale a Vescovi degni e idonei.

Per cogliere le ragioni dell’orientamento manifestato dal Papa e dai suoi collaboratori, basta tener presente la storia recente del cattolicesimo in Cina e riconoscere quale è la bussola che da decenni guida i passi della Santa Sede davanti alle vicende dei cattolici cinesi.

Dalla firma dell’accordo, in Cina non si sono più verificate ordinazioni episcopali illegittime, quelle celebrate senza consenso papale, che dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso avevano provocato lacerazioni dolorose tra i cattolici cinesi. Negli ultimi quattro anni, in Cina sono avvenute 6 nuove ordinazioni episcopali cattoliche, con procedure che implicano anche l’emissione della bolla di nomina da parte del Papa. Nello stesso lasso di tempo, sei Vescovi cosiddetti “clandestini”, consacrati in passato senza seguire i protocolli imposti dagli apparati cinesi, hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento pubblico del loro ruolo anche da parte delle autorità politiche di Pechino. Numeri esigui, se si tiene conto della quantità di diocesi cattoliche che in Cina risultano vacanti o guidate da Vescovi molto anziani. Ma tutti i Vescovi cinesi cattolici oggi presenti in Cina sono in piena e pubblica comunione con il Vescovo di Roma.

Quello attualmente in vigore con le autorità cinesi non è paragonabile a modelli di accordo raggiunti dalla Santa Sede con altri governi (l’ultimo è stato quello sottoscritto con il Kazakhstan in occasione del recente viaggio apostolico di Papa Francesco nel Paese centro-asiatico) per garantire il riconoscimento giuridico e spazi di agibilità alle istituzioni ecclesiali e agli operatori pastorali nei diversi contesti nazionali.
L’Accordo sulle nomine dei Vescovi cinesi tocca le fibre più intime della natura apostolica della Chiesa, e il dinamismo proprio della sua vita sacramentale. La questione toccata nell’Accordo ha a che vedere con la fede dei cattolici cinesi, e con la sofferenza provocata da lacerazioni ecclesiali che negli ultimi decenni hanno diviso il clero e i laici, le comunità e le stesse famiglie. La sostanza dell’Accordo ha a che fare con la memoria dei martiri e con la validità dei sacramenti celebrati nelle parrocchie, nelle cappelle e nelle case della Repubblica popolare cinese. Beni che appartengono a un ordine diverso rispetto a quello solitamente implicato negli accordi sottoscritti dalla Santa Sede con governi e soggetti sovrani.

La sacramentalità e la apostolicità della Chiesa riconosciuta, custodita e vissuta nella trama pastorale della vita ecclesiale di ogni parrocchia cinese, e la piena comunione di tutti i vescovi con il Vescovo di Roma non possono essere definiti “deludenti” dal punto di vista della Santa Sede, soprattutto se si tiene presente almeno un po’ la storia da cui si proviene.

Nelle rappresentazioni dominanti dei rapporti Cina-Vaticano vengono di solito rimossi e occultati i fattori che hanno mosso la Santa Sede sul cammino intrapreso, e i criteri che l’hanno guidata nelle scelte su questioni tanto vitali per il sensus Ecclesiae dei cattolici cinesi.

Chi bolla l’Accordo come una operazione con risultati scarsi o addirittura come un errore di cui doversi pentire deve rimuovere non solo i riferimenti alle dinamiche sacramentali che fanno vivere la Chiesa, ma deve occultare anche tutto quello che è successo negli ultimi settant’anni alla cattolicità cinese.

Ci sono state stagioni in cui nei media ufficiali degli apparati cinesi Vescovi e Vaticano venivano normalmente definiti come “cani da guardia” dell’imperialismo occidentale. Adesso, pur nella fase di crescente tensione internazionale tra Repubblica Popolare e soggetti geopolitici occidentali, in Cina a nessuno viene in mente di insultare il Papa e la Chiesa cattolica come agenti di forze ostili.

Mentre aumentano tensioni internazionali e scontri di potere, conviene guardare con sguardo di fede anche alla condizione delicata e provvidenziale in cui si trova il piccolo gregge dei cattolici cinesi. Proprio in tale condizione, condivisa coi propri connazionali, loro possono vivere l’avventura di confessare la fede in Cristo nella Cina attuale così come è, senza privilegi, senza essere additati e percepiti come un corpo estraneo, come ospiti esotici o rappresentanti di culture lontane.

I cattolici cinesi, come tutti i cittadini cinesi, vivono nel contesto delle disposizioni emesse dalle autorità civili cinesi. Come battezzati, seguono la fede degli apostoli, di cui è parte integrante la comunione con il vescovo di Roma come garante dell’unità della Chiesa. La loro condizione può comportare fatica, delusioni, sofferenze. Ma rimanendo immanenti a tale condizione si lascia aperta la porta alla testimonianza, alla possibilità di confessare la fede in Cristo, camminare ogni giorno in Sua compagnia nella Cina di oggi, così com’è, compiendo i gesti ordinari connessi alla missione di salvezza affidata da Gesù ai Suoi: annuncio del Vangelo, catechismo, amministrazione dei sacramenti, opere di carità per i fratelli e i concittadini che si trovano nel bisogno. Atti e parole di quel flusso di esperienza cristiana affrancata da sospetto, che vivifica la quotidianità di tante comunità cattoliche cinesi, e viene raccontata anche da tanti lanci dell’Agenzia Fides.

Nelle vicende liete e tribolate che hanno segnato gli ultimi settant’anni del cattolicesimo cinese, il fattore dirimente è stata proprio la fede degli Apostoli in cui vescovi, sacerdoti, laici di quella Chiesa sono stati comunque custoditi. Non per eroismo o volontarismo ostinato, ma per dono di grazia. Gli ultimi Successori di Pietro hanno essi stessi sperimentato e attestato che la loro comunione con la Chiesa cattolica in Cina non era da restaurare con strumenti di supremazia giuridica, semplicemente perché tale comunione era già in atto, fondata sulla condivisione della stessa fede cattolica. Questo è l’unico tesoro a cui conviene affidarsi anche nelle vicende più enigmatiche e controverse del tempo presente." conclude il Direttore dell'Agenzia Vaticana FIDES. (22/9/2022- ITL/ITNET)

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