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DIRITTI CITTADINI - PIANO CASA -CNEL PROPONE NUOVO METODO PER MISURARE DISAGIO ABITATIVO E ORIENTARE LE RISORSE PUBBLICHE
(2026-07-23)
Approvato dall’Assemblea del CNEL un documento di Osservazioni e Proposte sul tema del Piano Casa e delle politiche nazionali dell’abitare, frutto di un articolato percorso istruttorio che trae origine dalla consapevolezza che la questione abitativa rappresenti una delle principali sfide economiche e sociali del Paese, con effetti diretti sulla coesione territoriale, sulla mobilità del lavoro, sull’inclusione sociale e sul funzionamento del sistema di welfare.
Il documento, elaborato dal Gruppo di lavoro dedicato all’elaborazione di proposte in materia di edilizia pubblica e sociale e con il contributo tecnicoscientifico del Politecnico di Torino, pone al centro un principio fondamentale: le politiche per la casa devono essere fondate su dati, misurazione dei fabbisogni, lettura territoriale del disagio e valutazione degli impatti.
Il cuore della proposta è l’introduzione di un nuovo modello di misurazione del disagio abitativo, il M-VAT (Modello di Vulnerabilità Abitativa e Territoriale), finalizzato a individuare con maggiore precisione dove si concentrano le fragilità sociali, economiche, edilizie e territoriali. La proposta mira a orientare i flussi economici pubblici ed europei verso i territori, i Comuni e le microaree dove il bisogno è effettivamente più elevato, evitando dispersioni e interventi non coerenti con le reali condizioni del Paese.
Il documento valorizza anche la necessità di una Piattaforma Digitale Nazionale del Disagio Abitativo, capace di integrare dati oggi frammentati tra amministrazioni diverse, e di una governance multilivello che coinvolga Stato, Regioni, Comuni, enti gestori, università e soggetti sociali.
“Il lavoro svolto dal CNEL sul Piano Casa e sulle politiche nazionali dell’abitare – ha sottolineato il consigliere Massimo Giuntoli, relatore del testo – rappresenta un contributo istituzionale rilevante per superare una visione emergenziale e frammentata della questione abitativa. Il CNEL evidenzia la necessità che il Piano Casa assuma una temporalità lunga, almeno decennale: solo una programmazione stabile consente di misurare i fabbisogni, orientare correttamente le risorse, coordinare i diversi livelli istituzionali e valutare nel tempo gli impatti prodotti.
L’obiettivo non è costruire un automatismo decisionale, ma fornire alle istituzioni uno strumento tecnico capace di rendere più trasparente, equa ed efficace la programmazione degli interventi. Non possiamo più distribuire le risorse secondo criteri generici, storici o meramente proporzionali. Dobbiamo sapere dove il disagio abitativo è più intenso, quali territori sono più vulnerabili e quali interventi possono generare maggiore impatto sociale. La casa viene così riconosciuta non solo come tema edilizio, ma come infrastruttura sociale essenziale per lavoro, welfare, giovani, famiglie, anziani, coesione territoriale e sviluppo del Paese”. ha concluso il Consigliere del CNEL.(23/07/2026-ITL/ITNET)
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