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DIRITTI CITTADINI - DISAGIO GIOVANI - ACLI: "INASPRIRE PENE SUI MINORI NON SERVE, NECESSARIO LAVORARE SU RIEDUCAZIONE". IPSOS /ACTION AID: "CREARE COMUNITA' SCOLASTICHE DAVVERO INCLUSIVE"

(2023-09-07)

"La criminalità minorile è un problema, ma quello che bisogna fare per risolverlo è prevenirlo. Le Acli, tramite i suoi servizi educativi e il proprio ente di formazione professionale Enaip, e attraverso le attività proposte sui territori come lo sport, i doposcuola e gli spazi giovani, cercano di contrastare l’abbandono scolastico, il bullismo, la violenza, l’isolamento sociale, sostenendo le famiglie nel delicato compito educativo e cercando di riempire di qualità il tempo di bambini, adolescenti e giovani.

“La pena deve avere uno scopo rieducativo, soprattutto nel caso di minori – ha dichiarato il Presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia -  abbassare l’età imputabile sposta la responsabilità di noi adulti sui ragazzi, magari nati in contesti in cui l’illegalità è molto diffusa. A 12, 13 anni sappiamo bene che tanto ancora si può fare per aiutare questi bambini e le loro famiglie. Gli autori di reati, specie se minorenni, devono essere aiutati a comprendere la gravità del fatto compiuto, per diminuire le recidive: in questo la giustizia riparativa è un valido strumento”.

Indagine condotta da Ipsos per ActionAid su uQuasi 1 su 3 sostiene che molte persone non binarie/fluide/trans stiano solo seguendo una moda

Nel contempo ActionAid ha presentato i risultati di una indagine IPSOS sui giovani e la violenza  elaborata su un cam-pione rappresentativo di 800 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni, in cui si mette in luce la scarsa partecipazione dei giovani alle attività delle assemblee scolastiche , che ormai interessano solo 1 giovane su 5 nella scuola superiore. Già prima dell’emergenza Covid19 per un alunno su due le assemblee di istituto e di classe si tenevano solo poche volte l’anno o mai, mentre le assemblee di classe vedevano la partecipazione attiva di 6 studenti su 10, e solo 4 su 10 partecipavano con interesse a quelle di istituto. Con lo scoppio della pandemia e l’avvio della DAD, il dato diventa ancora più preoccupante: solo per un quinto si sono svolte assemblee di classe e di istituto online come prima.

Dunque, “Ad andare in crisi sono gli strumenti di partecipazione effettivi a disposizione degli studenti. Per creare davvero una scuola inclusiva e combattere l’abbandono e la dispersione scolastica è necessario che si rendano efficaci e si rispettino gli spazi di partecipazione e consultazione dei giovani. La nostra esperienza dimostra che la bassa partecipazione alimenta le diseguaglianze. Senza la voce qualificata degli studenti sul futuro della scuola il piano di investimenti del PNRR rischia di diventare un’occasione persa” dichiara Katia Scannavini, Vice Segretaria Generale ActionAid.

I dati Ipsos: come è cambiata la scuola con la pandemia. Dall’indagine risulta che la scuola è un luogo di crescita personale, al di là dell’apprendimento nozionistico, per quasi 8 studenti su 10; sono il 60% degli intervistati a pensare che la scuola li aiuti a sviluppare fiducia in sé stessi. A mostrare un più forte interesse e partecipazione sono le ragazze, inoltre gli studenti al Sud hanno una maggiore frequenza delle assemblee sia di classe che di istituto. Tra coloro che hanno un buon rendimento scolastico cresce la partecipazione e l’interesse. Le differenze sono notevoli anche tra chi frequenta il Liceo e gli istituti professionali, dove si registra minore partecipazione.

Per la grande maggioranza degli intervistati (7 su 10) la pandemia ha dato un duro colpo alla socialità e le conseguenze negative dureranno nel tempo, per il 40% ci saranno risvolti negativi anche sulla partecipazione degli studenti ad attività extrascolastiche. Tuttavia, una quota considerevole tra gli alunni (4 su 10) pensa che la pandemia sia un potenziale motore dell’attivismo giovanile.

Gli studenti hanno chiaro quali debbano essere le priorità degli investimenti per la propria scuola: con lo stesso ordine di importanza è necessario investire in dotazioni tecnologiche per la didattica e connettività e messa in sicurezza gli edifici, formare docenti con metodi più efficaci di insegnamento e sistemi di valutazione innovativi e partecipati, in attività extrascolastiche (laboratori, esperienze pratiche) e progetti proposti dagli studenti stessi.

“Come si vede dal sondaggio, i giovani esprimono idee attente e precise sui bisogni della scuola. Per questo i progetti che arriveranno nelle scuole grazie al PNRR chiediamo che siano a lungo termine e senza discriminazioni territoriali, per realizzare davvero la scuola come luogo inclusivo di sapere, di conoscenza e di esperienza, centro propulsore di una comunità: investire sulla riqualificazione strutturale degli istituti scolastici per trasformarli in luoghi di apprendimento sicuri, ma anche inclusivi, flessibili e aperti all’incontro con la comunità locale. Una cura particolare dovrà essere messa nella destinazione degli investimenti più ingenti, co-costruendoli con chi la scuola la fa: ad esempio, l’investimento nella scuola 4.0 dovrà non solo “digitalizzare” la scuola ma trasformarla secondo le esigenze reali degli studenti” spiega Katia Scannavini.

Secondo ActionAid, i singoli investimenti e le riforme specifiche proposte nel PNRR vanno inserite in un disegno organico che abbia effetti concreti e duraturi nella diminuzione del fallimento formativo e della dispersione. Di fondamentale importanza sarà promuovere la reale costruzione di comunità scolastiche, tramite dei patti educativi sostenibili e formalmente riconosciuti, che prendano in carico i bisogni dei ragazzi e delle ragazze nell’arco di tutti gli anni di crescita. Nell’attuazione dei progetti del Piano sarà necessario un maggiore protagonismo degli enti locali al fianco delle scuole, insieme ad azioni di sostegno mirate per le famiglie e collaborazioni continuative con associazioni del terzo settore per interventi organici di contrasto alle diseguaglianze con programmi ad alta densità educativa.

Dall’indagine sugli studenti emerge infatti che solo 4 su 10 frequentano una scuola che ha creato collaborazioni con enti del terzo settore. Più di 6 studenti su 10 non partecipa ad attività o corsi di questo tipo, o perché non ci sono o perché la scuola non è in grado di coinvolgere a sufficienza gli studenti. Ma tra coloro che sono coinvolti, quasi 8 su 10 ne ha tratto benefici e 7 su 10 sono molto interessati.

A fare la differenza per il futuro della scuola saranno, quindi, le misure di supporto ai ragazzi e alle ragazze più fragili da un punto di vista socio-economico e a rischio dispersione scolastica, come ad esempio l’individuazione di figure professionali dei servizi sociali che in continuo dialogo tra istituzione scolastica, minori e famiglie, enti del terzo settore prendano in carico in modo integrato le persone a rischio. Come dimostrato dai progetti sul campo, quando si dedica tempo ed energie a ragazzi e ragazze in difficoltà, i risultati sono evidenti e costituiscono il vero antidoto alla crescita dell’esclusione e della disuguaglianza. Un impegno che ActionAid porta avanti insieme a più di 24.000 bambini e bambine, studenti e giovani a livello nazionale ed europeo, in più di 300 istituti scolastici."

" Siamo pronti e pronte a presentare il nostro modello/Manifesto l’11 settembre per aprire un dibattito con altre parti sociali e con le istituzioni, per far sì che siano programmati i fondi del PNRR e stabilite le priorità senza discriminazioni di sorta, territoriali o sociali” dichiara Luca Redolfi, Rappresentante nazionale di UDS, con cui ActionAid collabora nell’ambito dell’iniziativa Cantiere scuola, un progetto orientato a supportare le realtà giovanili e le scuole, durante la fase emergenziale, nell'implementazione di progetti di partecipazione.

Collaboriamo strettamente con un network di oltre 300 istituti scolastici, con un forte impatto sulle comunità educanti locali. Tutto questo è possibile solo grazie alla valorizzazione dei patti educativi territoriali continuativi, formalizzati e sostenibili, che vedono la collaborazione attiva con le scuole di più di 50 tra associazioni locali e basi di attivisti, le istituzioni locali di ogni comunità coinvolta e operatori del privato e del sociale.

ActionAid lavora in partnership con agenzie di formazione, università e centri di ricerca, associazioni esperte di metodologie didattiche innovative e inclusive, monitoraggio dati e partecipazione; si avvale del finanziamento di importanti fondazioni, agenzie governative e finanziamenti europei. Nell’ambito della promozione del diritto all’istruzione e del contrasto alle diseguaglianze educative è parte del Forum Disuguaglianze e Diversità, della rete Saltamuri.

A livello istituzionale è parte dell’Osservatorio nazionale per il contrasto alla violenza di genere e collabora con la Direzione generale per lo studente, l'integrazione e la partecipazione del MIUR. Collaboriamo oltre che con numerose realtà giovanili sui territori italiani e con gli istituti scolastici, con movimenti civici quali Priorità la scuola e Unione degli Studenti al fine di alimentare il dibattito pubblico sulla scuola e l’educazione e fare pressione sulle istituzioni nazionali e locali.

Quanto allo specifico della violenza, la ricerca ha fotografato le opinioni degli adolescenti su cosa pensano sia violenza, come reagiscono e si difendono da essa e quanto influiscono stereotipi di genere e pregiudizi sul loro vissuto. Non c'è accordo generale su quali comportamenti siano violenti e quali no, a riprova che esiste un forte gap di percezione rispetto a dove si annida la violenza e le conseguenze che ne derivano.

"La proposta del ministro Valditara di introdurre l'educazione sessuale nelle scuole superiori non può bastare: è necessaria una formazione obbligatoria co-progettata per docenti e studenti di tutti i cicli scolastici con personale esperto autonomo e laico, la presenza a scuola di tutor per la prevenzione e la gestione dei casi; vanno introdotti codici anti-molestia, bagni neutri e Carriere Alias. Chiediamo al Ministero dell'Istruzione e del Merito fondi stabili per spazi e supporto psicologico, che devono essere presenti in ogni istituto scolastico", dichiara Maria Sole Piccioli, Responsabile Education di ActionAid.

I dati Ipsos: sul perché si diventa oggetto di violenza
Al primo posto vengono indicate le caratteristiche fisiche (50%), poi l'orientamento sessuale (40%) e l'appartenenza di genere (36%). Non sempre i ragazzi e le ragazze che subiscono una qualche forma di violenza poi la denunciano. Il motivo principale è la vergogna nel raccontarlo al mondo adulto, seguita dalla paura a dirlo e l'inutilità della denuncia, timore di ulteriori minacce da parte dell'aggressore. (07/09/2023-ITL/ITNET)

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