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LAVORO - CONTRATTAZIONE COLLETTIVA - DA FONDAZ. DI VITTORIO: STUDIO SU STATU QUO. FAMMONI (PRES. FONDAZ. DI VITTORIO): "NECESSARIA DEFINIZIONE CRITERI RAPPRESENTANZA "

(2023-04-04)

  LA FONDAZIONE DI VITTORIO ha prodotto uno studio di Nicola Giangrande  sullo stato della contrattazione collettiva nel 2022 in Italia, in cui si sofferma,  in particolare, sul numero di Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), sulle organizzazioni sindacali contraenti e sul numero di lavoratori dipendenti coperti nel settore privato.

"Contrattazione collettiva, sindacati confederali e lavoratori interessati nel 2022” Marzo 2023 L’Italia è uno dei paesi europei con la più alta copertura contrattuale (con una percentuale superiore alla soglia indicata dalla recente Direttiva europea sul salario minimo) e anche questa nostra seconda ricerca, basata sui dati ufficiali dell’archivio CNEL e delle dichiarazioni Uniemens/INPS, confermaun’altissima  copertura  dei  CCNL  firmati  dalle  maggiori  organizzazioni  sindacali confederali (CGIL, CISL, UIL).

I CCNL del settore privato da noi presi in esame riguardano, infatti, per l’anno 2022, un totale di 14,5 milioni di lavoratori dipendenti (agricoli e domestici esclusi). Il totale dei contratti nel settore privato con rilevazione del codice Uniemens (che consente di identificare il numero dei lavoratori afferenti) nel 2022 è di 894, di cui 207 (23,2%) firmati da CGIL, CISL e UIL e 687 (76,8%) da altre organizzazioni sindacali. Ma, i lavoratori coperti dai 207 contratti confederali sono circa il 97% del totale dei contrattualizzati, ribadendo la scarsa copertura numerica dei CCNL firmati da altre organizzazioni sindacali. Perché, dunque, continuano a crescere contratti così poco rappresentativi che complessivamente, nel 2022, hanno superato il totale di quota 1.000 (+61 rispetto al 2021 e +502 rispetto al 2012).

Come i dati dimostrano, questa proliferazione contrattuale non ha niente a che vedere con l’espansione del numero di lavoratori a cui si applica un contratto, né con migliori condizioni di lavoro, perché spesso prevedono condizioni inferiori rispetto ai CCNL confederali. Tutto questo risponde evidentemente ad altri meccanismi tra cui  la  frammentazione  e  scomposizione  del  sistema  di rappresentanza  datoriale e con la necessità, anche sindacale, di legittimarsi per salvaguardare le prerogative associative di chi stipula quei contratti. Le conseguenze sono, però, la mancanza di parità di condizioni fra lavoratori occupati negli stessi settori e una indebita forma di pressione “al ribasso” verso gli altri contratti. È bene ricordare, infatti, che i CCNL garantiscono, oltre al trattamento economico complessivo, delle fondamentali parti normative e che una loro diminuzione, anche solo di alcuni dei loro contenuti, rappresenterebbe un grave danno per le persone che lavorano.  Dalla ricerca emerge, inoltre, la necessità di una verifica sulle caratteristiche dei contratti presenti nell’archivio CNEL: nell’elenco figurano, infatti, contratti che riguardano poche imprese, contratti a dimensione solo territoriale e contratti che riguardano un numero molto basso di lavoratori. Complessivamente i dati confermano il ruolo importante ed inclusivo dei CCNL e la necessità di valorizzare ed estendere, anche attraverso le necessarie iniziative legislative, il loro grado di copertura. Fulvio Fammoni
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In una precedente ricerca, basata sempre su dati ufficiali, era emersa un’altissima copertura  dei CCNL firmati dalle maggiori organizzazioni sindacali confederali (CGIL, CISL, UIL) e un’anomala proliferazione di CCNL sottoscritti solo da altre organizzazioni sindacali. Per contrastare il fenomeno della proliferazione contrattuale, e la contestuale concorrenza al ribasso,la fondazione aveva indicato sia l’urgenza di una legge sulla rappresentanza che definisse i criteri della rappresentatività sindacale e datoriale, che la necessità di estendere l’ambito della copertura della contrattazione collettiva intervenendo sul lavoro irregolare e sul lavoro autonomo monocommittente.

Il presente studio è così strutturato: nel secondo paragrafo analizziamo tutti i CCNL vigenti nel settore pubblico e privato depositati presso il CNEL attraverso il Report periodico; nel terzo paragrafo esaminiamo i CCNL vigenti nei 14 macrosettori del settore privato tramite l’Archivio del CNEL; nel quarto paragrafo verifichiamo i CCNL applicati ai lavoratori dipendenti in 12 macrosettori del settore privato (esclusi agricoltura e lavoro domestico) attraverso i dati UNIEMENS dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (INPS) forniti dal CNEL.

2. I CCNL vigenti nel settore pubblico e privato depositati presso il CNEL

Da un’elaborazione dei dati del 16° Report periodico dei CCNL pubblici e privati vigenti depositati presso il CNEL risultano 1.053 CCNL al 31 dicembre 2022 (CNEL, 2023a).
. Quindi, nel 2022, si registra un aumento di +61 accordi rispetto al 2021 (+6,1%) e di +502 accordi in confronto al 2012 (+91,1%)3. Di questi 1.053 CCNL vigenti nel 2022, risultano scaduti 602 (57,2%) e ancora in vigore 451 (42,8%).

I CCNL vigenti nei 14 macrosettori del settore privato depositati al CNEL
Dall’elaborazione dei dati presenti nell’Archivio dei CCNL vigenti nei 14 microlettori che compongono il settore privato emergono 959 CCNL al 31 dicembre 2022, di cui 211 sono sottoscritti da CGIL, CISL, UIL (22,0%) e 748 firmati solo da altre organizzazioni sindacali(78,0%)

Nel 2022 risultano depositati 38 nuovi CCNL, di cui 37 firmati solo da altre organizzazioni sindacali.
Inoltre, dall’analisi della data del primo deposito dei CCNL risulta evidente come la proliferazione contrattuale in Italia sia un fenomeno ascrivibile ai CCNL firmati solo da altre organizzazioni sindacali che inizia nel decennio 2000-2009 (con 41 CCNL), esplode tra il 2010 e il 2019 (con 505 CCNL) e continua dal 2020 ad oggi (con 166 CCNL)

Inoltre, dall’analisi della data del primo deposito dei CCNL risulta evidente come la proliferazione contrattuale in Italia sia un fenomeno ascrivibile ai CCNL firmati solo da altre organizzazioni sindacali che inizia nel decennio 2000-2009 (con 41 CCNL), esplode tra il 2010 e il 2019 (con 505 CCNL) e continua dal 2020 ad oggi (con 166 CCNL)

I CCNL rilevati dall’INPS in 12 macrosettori del settore privato e i lavoratori coperti
La recente introduzione del codice alfanumerico unico attribuito dal CNEL per indicare i CCNL e l’acquisizione di tale codice da parte dell’INPS (Venturi et al., 2022) hanno consentito la rilevazione nel flusso UNIEMENS di centinaia di CCNL che precedentemente non erano rilevati, pur essendo vigenti, a causa della mancata attivazione, o indicazione, del codice da parte datoriale (Venturi et al., 2021; Venturi, 2021). La nuova procedura ha determinato, quindi, una forte riduzione della differenza tra i CCNL del settore privato depositati al CNEL e quelli rilevati dall’INPS, facendo così emergere numerosi CCNL che riguardano un basso numero di imprese e di lavoratori.

Dalle dichiarazioni mensili UNIEMENS relative all’anno 2022, raccolte dall’INPS ed elaborate dal CNEL, risultano complessivamente in media 14.530.286 lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i settori agricolo e domestico, a cui è stato applicato un CCNL. Dagli stessi dati emerge come il flusso UNIEMENS abbia rilevato 894 CCNL10 che interessano 13.840.931 lavoratori dipendenti del settore privato a cui bisogna aggiungere i 689.355 lavoratori dipendenti per i quali il datore di lavoro non ha indicato chiaramente il CCNL applicato.

Dalla nostra elaborazione dei dati CNEL-INPS relativa a 894 CCNL risultano 207 CCNL firmati da CGIL, CISL, UIL (23,2%) che coprono 13.366.176 lavoratori (96,6%) e 687 CCNL firmati solo dalle altre organizzazioni sindacali (76,8%) che interessano 474.755 lavoratori (3,4%).
Quindi, i CCNL firmati da CGIL, CISL, UIL tutelano la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi agricoltura e lavoro domestico)

Infine, da un’ulteriore analisi sui 12 macrosettori del settore privato (esclusi i settori agricoltura e domestico), emerge un’alta incidenza di lavoratori coperti da contratti sottoscritti da CGIL, CISL, UIL con percentuali sempre superiori al 90%, ad eccezione del macrosettore “Plurisettoriale, microsettoriale e altri” che raggruppa una miscellanea di contratti ma che, in ogni caso, si attesta oltre l’80%.(04/04/2023-ITL/ITNET)

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